Con un documento pubblicato a Gennaio 2026, la Banca d’Italia ( LINK AL DOCUMENTO ) sancisce un cambio di paradigma: il cyber risk diventa un fattore strutturale di rischio di credito e deve essere integrato nei modelli di valutazione delle imprese.
Un attacco informatico può compromettere continuità operativa, flussi di cassa e reputazione. In altre parole, può incidere sulla capacità di un’azienda di rimborsare il debito.
Nell’economia digitale, il rischio informatico è rischio finanziario. Ignorarlo significa pagarlo a caro prezzo.
In prospettiva, un’azienda tecnicamente vulnerabile sarà considerata finanziariamente rischiosa, indipendentemente dalla solidità del suo mercato.
È fondamentale mappare oggi la propria posizione per evitare che il rischio cyber si trasformi in una crisi di liquidità o in una restrizione dei fidi, partendo prima possibile con le seguenti fasi:
Oggi il rischio cyber e privacy non è più una variabile tecnica, ma un fattore di continuità operativa, reputazionale e finanziaria.
Rimandare una valutazione significa esporsi a vulnerabilità che emergono solo quando l’impatto è già concreto.
Intervenire subito con un Assessment di Cybersecurity e Privacy, basato sulle linee guida ENISA e affiancato da un Vulnerability Assessment di base, consente di individuare tempestivamente esposizioni reali, prioritizzare le azioni e governare il rischio prima che diventi un “grave” incidente.
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